Le tensioni e i conflitti in atto in Medio Oriente e in Ucraina stanno producendo effetti sempre più rilevanti sull’economia italiana e, in particolare, sul sistema delle imprese.
Le prime stime elaborate da Confartigianato per il 2026, indicano un incremento dei costi energetici pari ad almeno 10 miliardi di euro, un aggravio significativo che incide in maniera diretta sulla sostenibilità economica di molte attività produttive. A questo si
aggiungono gli effetti negativi sull’export: nel 2025, infatti, le esportazioni italiane verso il solo Medio Oriente avevano registrato un incremento di circa l’8%, per un valore complessivo di 30 miliardi di euro, risultati oggi messi a rischio dall’instabilità geopolitica.
In una prima fase, la crisi colpirà in modo più marcato i distretti produttivi maggiormente esposti ai rincari energetici, in particolare quelli del Nordest, oltre ai poli siderurgici, chimici e petrolchimici ed alle imprese cosiddette “energivore”. Successivamente, l’impatto è destinato ad estendersi a tutti i settori produttivi, coinvolgendo in maniera significativa comparti strategici come: trasporti e logistica, tessile e abbigliamento,
alimentare, legno-arredo, gioielleria, occhialeria e, più in generale, le produzioni tipiche delle micro e piccole imprese dei settori agroalimentare, edilizia, servizi alle imprese ed alle persone.
L’aumento dei costi delle materie prime e quindi della produzione, comporterà inevitabilmente un rialzo dei prezzi al consumo.
Le famiglie subiranno una riduzione del potere d’acquisto e si assisterà ad una ripresa dell’inflazione che, unita al calo della produzione, rischia di condurre il Paese verso una fase di recessione e stagflazione. 
In questo contesto, gli attuali provvedimenti adottati fino ad oggi dal Governo per contenere gli effetti del caro petrolio risultano insufficienti. 

È necessario intervenire con misure straordinarie capaci di attenuare l’impatto finanziario sui settori più esposti, in particolare trasporti, produzione dei metalli, legno-arredo e trasformazione dei prodotti agroalimentari, derogando ai vincoli di bilancio imposti dall’Unione Europea, così come già sperimentato nel periodo Covid.
Occorrono interventi concreti e immediati, tra cui, ad esempio, la sospensione dei pagamenti di tasse, tributi e contributi e l’incremento dei crediti d’imposta per l’acquisto di carburante ed energia per le imprese maggiormente interessate dagli aumenti quali ad esempio: autotrasporto merci e persone, manifatturiero e tessile ed in generale per tutte le imprese per le quali il costo dell’energia pesa notevolmente sulla produzione, necessario è anche il disaccoppiamento, a livello europeo, del prezzo dell’energia da quello del gas.
Nella nostra provincia iniziano già a manifestarsi le prime difficoltà, soprattutto per le imprese non legate al settore del turismo, quest’ultimo, infatti, mostra una sostanziale tenuta, anche in virtù delle difficoltà dei Paesi coinvolti nei conflitti, divenuti meno accessibili per i flussi turistici. Tuttavia, l’aumento generalizzato dei costi sta iniziando ad incidere anche su questo settore e si teme che produrrà a breve effetti sulle famiglie, in particolare quelle con redditi medi, che si troveranno costrette a rinunciare alle spese non strettamente necessarie.

Ci approcciamo, dunque, a una Pasqua dal sapore amaro, con l’auspicio che possa però
rappresentare un momento di riflessione e, soprattutto,
che possa portarci all’inizio di una nuova stagione di Pace       

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